Saint-Nicolas e la valle centrale
Saint-Nicolas e la valle centrale. Foto: Al*from*Lig · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Se vi fermate al bar di un paese di montagna, potreste sentire due persone parlare in una lingua che non è italiano e non è nemmeno francese. Quel suono è il patois, la lingua di casa di molti valdostani. I cartelli sono in italiano e in francese, le due lingue ufficiali della regione, ma la parlata di stalle, alpeggi e cucine è stata per secoli questa. Non è un francese storpiato: è una lingua con una storia propria, e chi la ascolta capisce subito che questa terra ha un modo tutto suo di nominare le cose.

Che cos'è il francoprovenzale

Il patois valdostano è una varietà del francoprovenzale, una lingua gallo-romanza nata dal latino parlato nella zona delle Alpi occidentali. Il nome può ingannare: non è un misto di francese e provenzale, ma un gruppo a sé, diffuso fra Italia, Francia e Svizzera. Oggi la Valle d'Aosta è il territorio in cui la lingua resta più viva nell'uso quotidiano.

La parola «patois» indica la parlata locale, e infatti non esiste un solo patois: ogni comune ha il suo, e i valdostani riconoscono a orecchio da quale valle viene chi parla. Nell'alta valle si sente la vicinanza con la Savoia, attorno ad Aosta l'influsso del francese, che è stato per lungo tempo la lingua ufficiale, nella bassa valle quello piemontese. Lo stesso vale per i paesi di questa valle, dal paese di Valpelline a Ollomont, Oyace e Bionaz.

Una regione di più lingue

Il patois è una delle lingue che convivono qui. Lo Statuto speciale del 1948 ha stabilito la parità fra italiano e francese, che si vede nei nomi dei luoghi e nei documenti. La legge nazionale 482 del 1999, dedicata alle minoranze linguistiche storiche, tutela anche il francoprovenzale. Nella valle del Lys, a Gressoney e a Issime, si parlano invece le varietà tedesche portate dai Walser, il titsch e il töitschu: tutt'altra storia, a poche valli di distanza.

L'abbé Cerlogne, il pastore che scrisse il patois

La figura centrale di questa storia è Jean-Baptiste Cerlogne, nato a Saint-Nicolas nel 1826 e morto nello stesso paese nel 1910. La sua vita sembra un romanzo: pastore da bambino, a pulire camini a Marsiglia, soldato e prigioniero, cuoco al seminario di Aosta. Lì il canonico Édouard Bérard ne scoprì il talento e lo incoraggiò. Diventato sacerdote, Cerlogne scrisse poesie in patois e fu chiamato il padre della poesia valdostana. La sua «Pastorala» è ancora oggi il canto di Natale per eccellenza nella regione.

Il suo lavoro più prezioso, però, è quello paziente. Raccolse una grammatica, pubblicata nel 1893, e un dizionario, uscito nel 1907, quando la vista ormai gli mancava: mise così per iscritto un vocabolario che fino ad allora si era trasmesso quasi soltanto a voce. A lui si deve anche la distinzione fra due grandi gruppi di parlate, a seconda della vocale che vi prevale.

Chi lo tiene vivo oggi

Come molte lingue locali, il patois è parlato meno di un tempo. Ma le iniziative per sostenerlo non mancano:

  • il Concours Cerlogne, nato nei primi anni Sessanta per iniziativa dello studioso René Willien, coinvolge ogni anno le scuole valdostane su un tema legato alla vita alpina e si chiude con una festa in un comune diverso;
  • il Bureau régional pour l'ethnologie et la linguistique (BREL), ad Aosta, si occupa dello studio della lingua e organizza corsi, e ha rilanciato l'Atlante dei patois valdostani;
  • il Centre d'études francoprovençales René Willien, a Saint-Nicolas, raccoglie e pubblica studi sul tema;
  • lo Sportello linguistico, finanziato con la legge 482, e il portale regionale dedicato al patois, con dizionari suddivisi per comune.

Anche il teatro in patois e le feste locali contribuiscono: il nome del Carnevale della Coumba Freida e la stessa parola Désarpa vengono da questo mondo.

Dove dormire in Valpelline

Il modo migliore per sentire questa lingua è passare qualche giorno in un paese, fare la spesa e fermarsi a un bar, ascoltando più che chiedendo. Il Bilocale Tizzi è nel centro del paese di Valpelline, a 12 km da Aosta, con il supermercato, le poste, la farmacia e il bar in paese, e accoglie fino a 2 ospiti.

Un bilocale su due piani nel centro di Valpelline

Bilocale Tizzi è un appartamento per 2 ospiti a 12 km da Aosta, con camera da letto, cucina completa, bagno e balconcino privato e vista sulle montagne. Poste, farmacia, supermercato e bar sono in paese.